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Corte di Cassazione – Sentenza n. 7564/2008
Cassazione – Sezione prima – sentenza 15 gennaio – 20 marzo 2008, n. 7564 Presidente Adamo – Relatore Giusti Pm Schiavon – conforme – Ricorrente I. Ritenuto Che la cittadina bulgara I. T. Ninkova, con ricorso in data 6 febbraio 2006, ha proposto opposizione avverso il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti dal Prefetto di Cosenza il 1^ febbraio 2006 ed il provvedimento in pari data del Questore di Cosenza con cui le era stato ordinato di lasciare il territorio ...
Diritto di difesa dello straniero espulso
Con la Sentenza n. 7564, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una cittadina bulgara alla quale era stato notificato il decreto di espulsione, emesso dal Prefetto di Cosenza e redatto in lingua italiana. Avverso tale decreto la cittadina proponeva opposizione, innanzi al Giudice di Pace, ...
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News - 26 / 01 / 2012
Falso dentista causa lesioni a un paziente con postumi invalidanti
Si può configurare il reato di lesioni dolose
Quando le lesioni subite da un paziente sono prodotte in assenza di consenso da parte del paziente stesso o non sono necessarie per l’esecuzione dell’intervento curativo, per essere lo stesso non conforme alle regole della tecnica medica, allora viene a macare la copertura costituzionale e la condotta rientra nell’ambito penalistico, dovendo il medico rispondere delle lesioni dolose cagionate al paziente. Ma a fronte di queste lesioni necessariamente collegate agli interventi chirurgici, vi sono altri eventi lesivi meramente eventuali, che costituiscono la conseguenza spesso prevedibile, ma non voluta degli interventi stessi. Si tratta di lesioni eventuali in quanto si verificano solo se l’intervento ha un esito negativo. Anche in questo caso, peraltro, se l’operazione è stata eseguita previo consenso informato, secondo le regole dell’arte e da personale dotato dei requisiti previsti dalla legge, l’evento lesivo non configura una malattia nel senso indicato dalla legge penale e pertanto non può configurare il reato di lesioni.
No al permesso per colloquio con il marito se non sussistono gravi motivi
Quando la coppia scoppia. Ma non si tratta di separazione o divorzio. Anzi i due coniugi sono strettamente uniti, si entrambi criminali. Lei sorvegliata speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, lui detenuto nella casa di reclusione di una regione che non è quella di residenza. La donna vuole recarsi a trovare il marito. Ma, la sua domanda viene respinta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La moglie non si arrende e vuole a tutti i costi recarsi presso la casa di reclusione in cui è detenuto il marito, tanto da promuovere ricorso per Cassazione avverso la pronuncia del Tribunale. Ma, con la Sentenza n. 3264/2012, la Suprema Corte rigetta il ricorso.
La reazione difensiva non può ritenersi violenza illecita ai fini della configurazione di qualsivoglia reato
Senza essere preavvertiti, si trovano la strada di accesso alla loro abitazione, posta in un’area in comproprietà, bloccata a seguito dei lavori di scavo per l’allaccio della rete idrica e fognaria. Senza pensarci su, si pongono dinanzi alla macchina escavatrice, impedendo, con ciò, la prosecuzione dei lavori. Il Tribunale di L’Aquila li dichiara colpevoli del reato di violenza privata e li condanna, previa concessione delle circostanze attenuanti generiche, a pena ritenuta di giustizia e al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili. Maggior clemenza da parte della Corte di Appello che, riformando in parte la decisione di primo grado, qualificava il fatto quale esercizio arbitrario delle proprie ragioni e rimodulava il trattamento sanzionatorio con riferimento a tale illecito.
Accertata la colpa esclusiva del conducente rimasto inedintificato non sussiste responsabilità concorrente
Un incidente stradale e tre automobilisti. Uno rimasto inidentificato che circola a forte velocità su un’auto rossa. Quest’ultimo conduce l’auto che invade la corsia di marcia di un altro veicolo il quale urta frontalmente un terzo veicolo. Il terzo danneggiato chiama in causa il conducente del secondo veicolo che ritiene corresponsabile del sinistro. Di diverso avviso il Tribunale e la Corte di Appello. Nessuna responsabilità concorrente. Ma, il conducente del terzo veicolo promuove ricorso per Cassazione. Rigettato dalla Suprema Corte con la Sentenza n. 1144/2012.
Non è sufficiente a giustificare la custodia cautelare per il medesimo reato
Un esponente di spicco della criminalità organizzata è in carcere per il reato associativo finalizzato allo spaccio di sostanze stupefacenti. Va a trovarlo il fratello e ne segue un colloquio, sulla cui base, il Tribunale di Catania annullava l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico del fratello del mafioso dal gip presso il Tribunale di Catania, in relazione al reato di spaccio di sostanze stupefacenti, ma la confermava in relazione al reato associativo. Quale il contenuto del colloquio ? Il fratello del boss confida a questi di godere di un certo rispetto all’interno del carcere e di volersi mettere a disposizione del gruppo, una volta scarcerato.
Giustificata la reiterazione dei contratti a tempo determinato in caso di sostituzione di lavoratori assenti
La normativa europea sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che l’esigenza temporanea di personale sostitutivo, prevista da una normativa nazionale, può, in linea di principio, costituire una ragione obiettiva di assunzioni a tempo determinato. Il solo fatto che un datore di lavoro sia obbligato a far ricorso a sostituzioni temporanee in modo frequente, se non addirittura permanente e che si possa provvedere a tali sostituzioni anche attraverso l’assunzione di dipendenti in forza di contratti di lavoro a tempo indeterminato non comporta l’assenza di una ragione obiettiva, né l’esistenza di un abuso. Tuttavia, nella valutazione della questione se il rinnovo dei contratti o dei rapporti di lavoro a tempo determinato sia giustificato da una ragione obiettiva, le autorità degli Stati membri, nell’ambito delle loro rispettive competenze, devono prendere in considerazione tutte le circostanze del caso concreto, compresi il numero e la durata complessiva dei contratti o dei rapporti di lavoro a tempo determinato conclusi in passato con il medesimo datore di lavoro.
E’competente il foro del luogo in cui si trova il bene locato
Un’azione di sfratto per morosità e la successiva fase a cognizione piena che ne sia seguita, introdotta da una società in liquidazione coatta amministrativa, soggetta alla disciplina dell’art. 57 del d.lgs. n. 58 del 1998 e, quindi, in forza del richiamo che il comma 3 di tale norma fa all’art. 83 del d.lgs. n. 385 del 1993, alla disciplina da tale norma prevista, non può ritenersi compresa tra “le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione”, per le quali il secondo inciso del comma 3 dell’art. 83 prevede che “è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale”.
Un gruppo di lavoratori stabilmente coordinati e organizzati e dotati di particolari competenze può essere oggetto di un’operazione traslativa
Una grande azienda farmaceutica cede un ramo d’azienda. Un gruppo di lavoratori, oggetto dell’operazione traslativa, non ci sta e promuove ricorso volto a far dichiarare l’illegittimità della cessione, con conseguente reintegrazione nel posto di lavoro occupato nella cedente e risarcimento dei danni da dequalificazione professionale. Il Tribunale adito rigetta la domanda e la Corte di appello conferma. Il giudice di appello rilevava che l’operazione traslativa era tale da configurare l’ipotesi delineata dal nuovo comma 5 dell’art. 2112 cc (art. 32 d. lgs. 276/2003), sganciata nella sua formulazione dalla nozione commercialistica di cui all’art. 2555 cod. civ e idonea a ricomprendere nel suo ambito la traslazione di una mera attività, nello specifico rappresentata dalla VII rete di informatori medico-scientifici, denominata gastro-cardiovascolare destinata a prodotti specialistici e locali, realizzata attraverso l’utilizzazione di un insieme organizzato di lavoratori, purché non risolventesi in una semplice sommatoria di prestazioni lavorative individuali, fattispecie in linea con la recente giurisprudenza comunitaria.
News - 25 / 01 / 2012
Bombolette spray al peperoncino
Non è un’arma ma è punibile con l’ammenda
Ebbene signore, la Cassazione afferma che nessuna difesa preventiva ci è concessa. Le armi atte a offendere le possono detenere sono coloro che intendono servirsene per delinquere. Le donne, spesso scippate o peggio, molto peggio, non hanno diritto di difendersi. Neppure portandosi dietro un’ innocua bomboletta spray al peperoncino. Il cui solo effetto è un’irritazione, ma tanto basta per scoraggiare eventuali aggressori. Si possono tenere in casa, ma non portare fuori casa senza giustificato motivo. Non comprendiamo quale motivo sia giustificato se non la difesa personale.
E’ oltraggio a pubblico ufficiale
5 euro sono una cifra irrisoria, offerta a due agenti della polizia per evitare il sequestro del ciclomotore su cui viaggia tranquillamente, ma che è sprovvisto dei documenti assicurativi. Che dire, il ciclomotorista ci ha provato e, con evidenza, in base alle sue possibilità economiche. Tuttavia, la Corte di Appello di Salerno, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ritenuta prevalente l’attenuante prevista per il fatto di particolare tenuità, sulla contestata recidiva, ha rideterminato la pena inflitta per il reato di istigazione alla corruzione a mesi undici di reclusione. Avverso la pronuncia di appello, l’imputato ha promosso ricorso per Cassazione, prospettando che l’offerta della complessiva somma di 5 € ai due agenti operanti, al fine di consentire l’omissione del sequestro amministrativo del ciclomotore, sprovvisto dei documenti assicurativi, non era idonea a ottenere alcun risultato, in quanto incapace di causare un turbamento psichico nell’agente, funzionale all’omissione dell’atto dovuto, del pubblico ufficiale.
Riduzione del prezzo di acquisto con riferimento al costo degli eventuali lavori di messa a norma dell’immobile
In materia di vendita e di minor prezzo è possibile il ricorso al criterio equitativo e al prudente apprezzamento del giudice. Nelle offerte immobiliari con i consueti canali commerciali non viene divulgata l’ esistenza dei difetti degli immobili, né la riduzione eventualmente accordata in relazione agli stessi. Una volta individuato il difetto, la correzione del prezzo è variabile in relazione a fattori peculiari di ogni singola contrattazione, quale l’interesse dell’aspirante acquirente di acquisire l’immobile in funzione di ubicazione, esposizione, dimensioni, etc, il bisogno del venditore di realizzare il prezzo e quindi la disponibilità a sopportare maggiore o minore abbattimento di costi. Laddove tali fattori non sono verificabili in concreto per l’impossibilità di fornire la prova del minor valore di mercato dell’alloggio, si può assumere a criterio il parametro di riferimento del costo degli eventuali lavori di messa a norma dell’immobile.
Il verbale notificato è diverso e descrive in dettaglio la situazione la multa si paga
Contraddizioni tra il preavviso collocato sul parabrezza e il verbale di contestazione. Il buon senso porterebbe a concludere che la multa sia nulla. La diversità di indicazione avrebbe potuto far pensare a diverse tipologie di infrazione, generando incertezza che da sola determina l’assenza di volontà colpevole del contravventore. Invece no. La Cassazione non giudica secondo il “buon senso” e, con l’ Ordinanza n. 1067/2012, respinge il ricorso, promosso dall’automobilista avverso il rigetto dell’opposizione al verbale, da parte del giudice di pace di Arona, prima, quindi dal Tribunale di Verbania. Il verbale della Polizia Municipale di Arona sanzionava l’automobilista per aver lasciato il veicolo in sosta o fermata, omettendo di collocarlo vicino al margine destro della carreggiata, parallelamente allo stesso e secondo il senso di marcia.
Perquisito e sequestrato lo studio
Può essere disposta perquisizione locale quando vi è fondato motivo di ritenere che il corpo di reato o cose pertinenti al reato si trovino in un determinato luogo. La perquisizione nell’ufficio del difensore è consentita solo quando lo stesso o altre persone che svolgono stabilmente attività nell’ufficio sono imputati, inoltre l’autorità giudiziaria deve dare avviso dell’atto da compiere, a pena di nullità, al Consiglio dell’ordine forense del luogo al fine di consentire al presidente o un consigliere da questo delegato di assistere alle operazioni. Lo ha ribadito la Cassazione con la Sentenza n. 3126/2012. Il caso in esame riguarda un avvocato, indagato dalla Procura della Repubblica di Pordenone per i delitti di furto aggravato e di occultamento di due documenti sottratti da un fascicolo processuale che aveva chiesto di esaminare, in qualità di imputato, al fine di proporre opposizione a un decreto penale di condanna nei suoi confronti, emesso dal Gip del Tribunale di Pordenone per il delitto di sostituzione di persona.
Fa fede fino a querela di falso
Un vigile, transita a bordo di un’autovettura di servizio e nota un veicolo in sosta sulle strisce pedonali, annota in numero di targa, ma non procede alla contestazione immediata e l’accertamento è effettuato da un altro agente. L’atto pubblico è efficace e coperto da fede privilegiata, se non è impugnato con querela di falso. Lo ha ribadito la Cassazione con la Sentenza n. 1069/2012. Il caso. Il tribunale di Lanciano ha respinto l’appello proposto da una automobilista volto a impugnare la sentenza del locale giudice di pace, con cui era stata respinta l’opposizione alla sanzione amministrativa irrogatale dal Comune per un’infrazione relativa alla sosta su un attraversamento pedonale.
Invalidi per illiceità della causa gli accordi con i quali i coniugi hanno fissato in sede di separazione il regime giuridico patrimoniale in vista del futuro divorzio
Bene o male, è il giudice che decide. Devono considerarsi invalidi per illiceità della causa gli accordi con i quali i coniugi hanno fissato, in sede di separazione, il regime giuridico patrimoniale in vista del futuro divorzio e, in ogni caso, le precedenti determinazioni anche convenzionali dell’assegno di mantenimento in sede di separazione non vincolano il giudice del divorzio nell’esercizio del suo potere discrezionale in merito all’attribuzione e alla quantificazione dell’assegno. In breve, la volontà delle parti non fa testo. Accadde in Italia. Due coniugi, all’epoca della separazione avevano convenuto di definire ogni rapporto patrimoniale sorto in pendenza di matrimonio, anche con riferimento alla divisione di beni e partecipazioni a qualsiasi titolo in comune tra i coniugi, mediante il trasferimento della proprietà della casa coniugale a favore della moglie e il versamento da parte del marito di una somma di denaro complessiva una tantum. Secondo gli accordi, tale pattuizione doveva essere osservata anche in sede di divorzio. Ma, la moglie ci ripensa e, in sede di divorzio, chiede l’assegnazione della casa coniugale e la corresponsione di un assegno mensile rivalutabile di € 2.582,28.
I reati non sono integrati dalla semplice comunicazione all’Ordine della mancanza di serietà dell’avvocato
Contata un avvocato per farsi difendere in una causa penale. L’avvocato difende anche un coindagato, inoltre, ha svolto una minima attività professionale. Infatti, prima della revoca, l’avvocato, pur avendo profuso il suo impegno per soli sette giorni, senza, peraltro, che, nel frattempo fosse celebrata alcuna udienza, chiede un compenso di € 3.000. Richiesto dal cliente di restituire gli atti che servono per la sua difesa, l’avvocato non li restituisce. Il cliente invia un esposto all’Ordine lamentando, sulla base dei fatti, di essersi reso conto della poca serietà del legale. Strano ma vero, anziché condannare l’avvocato, è il cliente a essere condannato alla pena di Euro. 800 di multa per il reato continuato ingiuria e diffamazione, a seguito dell’esposto inviato. Il cui tenore, è visibilmente non offensivo.
Il dolo nel delitto di calunnia si realizza quando è provato che colui che formula la falsa accusa ha agito intenzionalmente con consapevolezza e con la certezza dell’innocenza dell’incolpato
Il dolo nel delitto di calunnia si realizza quando è provato che colui che formula la falsa accusa ha agito intenzionalmente con consapevolezza e con la certezza dell’innocenza dell’incolpato. Pertanto l’intenzionalità dell’incolpazione e la sicura conoscenza dell’innocenza dell’incolpato sono due dati, che vanno tenuti concettualmente distinti e che devono entrambi sussistere ai fini dell’elemento soggettivo del reato, il quale risulta integrato solo nel caso in cui vi sia esatta corrispondenza tra momento rappresentativo e momento volitivo. Da ciò consegue che l’accertamento del dolo deve consistere nella considerazione e nella valutazione delle circostanze e delle modalità della condotta, che evidenziano la cosciente volontà dell’agente e sono indicative dell’esistenza di una rappresentazione del fatto: la motivazione relativa alla prova della consapevolezza che l’imputato è innocente si immedesima quindi con l’accertamento delle suddette circostanze.
Una banca avvia trattative con l’impiegato di un’altra banca promettendogli il ruolo di amministratore delegato per l’attivazione di rapporti connessi a operazioni finanziarie con Paesi asiatici ma l’incarico non viene formalizzato si al risarcimento del lavoratore
Già dipendente di una banca con l’incarico di direttore di sede, in costanza del rapporto di lavoro, viene contattato da un importante gruppo bancario che gli propone un incarico di amministratore delegato, per l’attivazione di rapporti connessi a operazioni finanziarie con Paesi asiatici. La proposta è allettante. Il dipendente si dimette e si attiva per avviare il nuovo lavoro. Nonostante le rassicurazioni in merito all’imminente formalizzazione dell’incarico, gli veniva proposto un rapporto di collaborazione quale consulente e, allo scopo veniva redatto uno schema di contratto che egli accettava e iniziava ad eseguire, indirizzando alla gruppo bancario gruppi industriali italiani intenzionati a operare nei mercati asiatici.



