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Canederli “allo stafilococco”

Gennaio 23, 2012 · Categoria Articoli e Pubblicazioni 

 

Responsabili il cuoco e il proprietario del ristorante

 

 

Anche in questo caso, è ovvio, non si tratta di una nuova ricetta, ma del famoso piatto tipico della cucina tirolese, con una variante di non poco conto, la presenza di batteri di stafilococco, rilevata in alcune persone che avevano mangiato il piatto cucinato dal cuoco di un ristorante. Ritenuti responsabili e condannati dal Tribunale di Bolzano il capocuoco e il proprietario del ristorante. I due imputati promuovono ricorso per Cassazione, rigettato dalla Suprema Corte con la Sentenza n. 2686/2012. Ad avviso dei ricorrenti, mancherebbe la prova della colpa, perché la vaniglia, usata per la preparazione dei canederli, era conservata in frigorifero e era impossibile un controllo chimico preventivo degli ingredienti con cui era preparata.

Inoltre, al titolare era impossibile impedire l’evento, che peraltro non aveva l’obbligo giuridico di impedire, in quanto lo stesso si era verificato per ragioni indipendenti dalla salsa di vaniglia. Era infatti probabile che lo stafilococco fosse stato trasmesso alla salsa da alcuni avventori del ristorante. Infine, i ricorrenti deducono che la salsa era stata conservata nel rispetto della normativa sull’igiene alimentare, in un vassoio di vetro coperto in frigorifero, nell’ambito di un locale pulito e a temperatura regolare; vi erano 14 persone appartenenti a un gruppo, di cui solo 7 avevano mangiato al ristorante in questione, mentre in 10 erano stati sottoposti a esami medici, che avevano dato esito positivo allo stafilococco, con la conseguenza che lo stafilococco stesso non poteva provenire da ristorante; le persone del gruppo appartenevano un gruppo di 53 persone che alloggiava in una pensione e anche una dipendente della stessa pensione era stata colpita dallo stafilococco; anche due dipendenti del ristorante erano stati colpiti dallo stafilococco e lo stesso giorno erano stati preparate e vendute 60 porzioni della salsa di vaniglia e nessuno, all’infuori dei componenti del gruppo tedesco, aveva manifestato malori. l motivi di doglianza sono inammissibili, perché sostanzialmente diretti a contestare la ricostruzione del fatto contenuta nella sentenza di primo grado. La sentenza impugnata contiene una motivazione analitica e logicamente corretta su tutti i profili oggetto di contestazione da parte degli imputati e, in particolare, è stato accertato che un gruppo di vacanzieri aveva mangiato presso il ristorante e presentava, a seguito delle analisi eseguite, il batterio sopra descritto; dalla dichiarazione dell’ispettore sanitario risulta che dovrebbero aver mangiato presso il ristorante tra le 5 e le 10 persone, mentre presso la pensione dove il gruppo dei 53 turisti alloggiava non erano stati prelevati campioni di alimenti, con la conseguenza che la provenienza dello stafilococco dal ristorante stesso risultava incontestabile; la salsa era stata preparata dal capocuoco e conteneva effettivamente lo stafilococco, con la conseguenza che sia questo sia il titolare della licenza dovevano essere chiamati a rispondere del reato; quest’ultimo, infatti, non aveva adempiuto all’obbligo di vigilanza in qualità di preposto e avendo scelto un capocuoco inidoneo.

 

Anna Teresa Paciotti


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News - 17 / 02 / 2012

Alcune persone si contendono la proprietà di un cortile

 

A chi appartiene stante che le risultanze catastali né gli atti di vendita sono univoci ?

 

L’affermazione di principio, secondo cui le risultanze catastali devono cedere a quelle dei titoli, può essere corretta e dirimente solo nel caso in cui queste ultime siano univoche e non si prestino a incertezze intepretative, nel qual caso, invece, i dati catastali degli immobili oggetto di alienazione, ove riportati negli stessi non a fini meramente indicativi, ma identificativi dell’immobile trasferito, possono valere a integrare il contenuto del negozio e a individuare il bene oggetto dello stesso, secondo la volontà delle parti. Questa la regola enunciata dalla Cassazione con la Sentenza n. 2369/2012. Il caso è complesso. Alcune persone si contendono un cortile chiuso da un portone avente accesso attraverso un portico, con numero civico.

Lavoratore licenziato per aver scritto una missiva di protesta al datore di lavoro

 

Il licenziamento è illegittimo in quanto sproporzionato ma non ritorsivo

 

Una lettera, destinata a conoscenza interna, quand’anche contenga un’elencazione di fatti non provati, può non essere considerata talmente grave, in riferimento al contenuto oggettivamente non denigratorio dei fatti, da comportare il recesso dal rapporto, poiché le esigenze di tutela della struttura gerarchica aziendale devono essere contemperate con il diritto costituzionale di manifestazione del pensiero e in particolare con il diritto di critica, nel quadro della valutazione di tutte le circostanze del caso, così escludendosi, non solo la giusta causa tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto, ma anche il notevole inadempimento degli obblighi contrattuali che integra il giustificato motivo soggettivo. Pertanto, il licenziamento intimato a seguito della missiva di una lavoratrice che contesta l’operato del datore di lavoro è illegittimo in quanto sproporzionato, ma che sia di natura ritorsiva deve essere fornita la prova da parte della lavoratrice.

Bancarotta distrattiva

 

Configura il reato dismettere parte del patrimonio aziendale

 

Nella bancarotta per distrazione, il dolo assume carattere di dolo generico, infatti, il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione non richiede il dolo specifico e si perfeziona con il dolo generico, ovvero la consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte. Sulla base di tale principio, con la Sentenza n. 6491/2012, la Cassazione ha rigettato, il ricorso, promosso da un imprenditore, avverso la pronuncia di appello che, confermando quanto deciso in primo grado, lo aveva condannato alla pena di giustizia in quanto riconosciuto colpevole del delitto di bancarotta distrattiva, qualificato bancarotta preferenziale e dichiarato inabilitato dall’ esercizio di imprese commerciali e incapace di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per lo durata di anni 10.

Infortunio sul lavoro decesso di un operaio

 

La responsabilità è del datore di lavoro

 

In caso di infortunio sul lavoro che causa il decesso di un operaio, la responsabilità è ascrivibile al datore di lavoro laddove questi ha omesso di rispettare l’obbligo di farsi carico della sicurezza dei propri dipendenti, fornendo agli stessi precise informazioni sui rischi esistenti e sulle misure concordate e istruzioni sulle modalità delle operazioni, ciò, anche quando l’infortunio si verifica nell’ambito di un lavoro eseguito sulla base di un impegno di fatto e in assenza di un vero e proprio appalto stipulato con il committente.

Le dichiarazioni dei redditi dei ministri

 

Pubblicate on line

 

 

Sono stati pubblicati e quindi possiamo prendere visione, on line, nei siti internet dei vari ministeri i redditi_dei_ministri dell’attuale governo. C’è una sezione, dedicata al ministro e denominata “scheda di trasparenza” che ci dice quanto ha dichiarato di percepire un ministro. Attenzione, quanto ha dichiarato al fisco, non quanto percepisce effettivamente. Ci fidiamo ? Beh, che male c’è, tanto siamo già alla frutta, quindi apprendere cha anche un ministro del Governo è un evasore, non ci scandalizza. Anche perché, poi, è difficile da apprendere. Sta a vedere che la finanza mette mano a controllare i redditi dei ministri.

News - 16 / 02 / 2012

Risarcimento del danno patrimoniale

 

La cassazione continua a ribadire che il risarcimento va personalizzato anche se liquidato in via equitativa

 

In tema di liquidazione dei diversi aspetti o voci di cui l’unitaria categoria del danno non patrimoniale si compendia l’applicazione dei criteri di valutazione equitativa, rimessa alla prudente discrezionalità del giudice, deve consentirne, sia in caso di adozione del criterio equitativo puro che di applicazione di criteri predeterminati e standardizzati, la maggiore approssimazione possibile all’integrale risarcimento. A tal fine i criteri di liquidazione adottati dal giudice debbono essere pertanto idonei a garantire la così detta personalizzazione del danno. E’ già stato affermato, dalla costante giurisprudenza di legittimità, che le tabelle del Tribunale di Milano risultano essere, in ragione della loro “vocazione nazionale” in quanto maggiormente testate statisticamente, idonee a essere assunte quale criterio generale di valutazione che, con l’apporto dei necessari e opportuni correttivi ai fini della personalizzazione del ristoro, consente di pervenire alla relativa determinazione in termini maggiormente congrui, sia sul piano dell’effettività del ristoro del pregiudizio che di quello della relativa perequazione, nel rispetto delle diversità proprie dei singoli casi concreti, sul territorio nazionale.

Condominio opere di manutenzione straordinaria del cortile comune

 

La ripartizione delle spese dipende dalle opere da realizzare

I proprietari di unità immobiliari comprese in un condominio  hanno domandato, al Tribunale di Milano, di accertare e dichiarare la nullità della delibera assembleare, nella parte in cui aveva ripartito tra i condomini, in base ai millesimi di proprietà, la spesa per le opere di manutenzione straordinaria del cortile comune. Essendo il cortile destinato a servire i comproprietari in misura diversa, fungendo anche da copertura delle sottostanti autorimesse di proprietà individuale, il criterio di ripartizione delle spesa avrebbe dovuto conformarsi alla diversa regola di cui all’art. 1123, secondo comma, cod. civ. ai sensi del quale, in materia di ripartizione delle spese condominiale, se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne.

Duello a armi non pari in discoteca per una ragazza

 

Si tratta di tentato omicidio ?

 

Mentre sta ballando in una discoteca con un ragazza, viene aggredito dall’ex della ragazza, che usando un coltello lo ferisce in modo grave. L’aggressore è tratto in arresto con l’imputazione di tentato omicidio. Il Tribunale riteneva che il compendio indiziario, che fondava l’addebito mosso a carico dell’indagato, era rappresentato dal contenuto della denuncia presentata dalla persona offesa; dalle dichiarazioni dello stesso indagato; dalle sommarie informazioni testimoniali rese da un amico della vittima, presente ai fatti, dal barman e dall’addetto alla clientela della discoteca; dalle dichiarazioni rese dalla ragazza contesa.

Regioni interessate da calamità naturali

 

Dalla Consulta no all’incremento dei tributi per le regioni interessate da calamità naturali che vanno a reintegrare le risorse del fondo Nazionale di Protezione Civile

 

Tutta da leggere la Sentenza n. 22/2012, emessa dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 2, comma 2-quater, del decreto legge n. 225/2010,  “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie”, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 26 febbraio 2011, n. 10, nella parte in cui introduce i commi 5-quater e 5-quinquies, primo periodo, nell’art. 5 della legge n. 225/1992 “Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile”, promossi dalle Regioni Liguria, Basilicata, Puglia, Marche, Abruzzo e Toscana.

Da caporeparto a semplice commesso

 

E’ demansionamento e va risarcito il danno da dequalificazione professionale

 

Lavora per anni nel supermercato di una società della grande distribuzione con la qualifica di responsabile di reparto di macelleria. Ma, è un dipendente “scomodo” fruisce dei permessi di cui allalegge n. 104/1992. Così, quando chiede di essere trasferito nel supermercato della città in cui risiede, nell’erroneo convincimento che quest’ultimo appartenesse alla medesima società, questa approfitta dell’occasione e interpreta la domanda quale domanda di dimissioni. Un’altra società lo invitata a prendere servizio presso il supermercato sito nel luogo di residenza del lavoratore, che, in via cautelativa prende servizio, impugnando, tuttavia, il licenziamento comunicatogli dalla prima società, non avendo egli giammai presentato le dimissioni.

Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato

 

Per escludere l’applicazione della misura cautelare va dimostrato che l’ente ha posto a disposizione dello Stato il profitto conseguito e che ha adottato un modello organizzativo idoneo alla prevenzione dei reati

 

Il Decreto Legislativo n. 231/2001 “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle societa’ e delle associazioni anche prive di personalita’ giuridica, all’articolo 9, comma 2, dispone le sanzioni interdittive per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, che sono sono la sanzione pecuniaria; l’interdizione dall’esercizio dell’attivita’; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione; l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Riconoscimento dello status di rifugiato

 

Si al clandestino che fugge dal suo paese perché perseguitato per motivi religiosi

 

Pratiche tribali che facciamo fatica a comprendere, eppure esistono tutt’ora presso alcune tribù. Quando il capo tribù muore, un parente prossimo è destinato a essere sacrificato durante i funerali per purificare al capo defunto la strada per l’al di là” e per mantenere con lo stesso un rapporto ultraterreno. Tale parente, era stato allertato sull’imminente pericolo. Rivoltosi alla polizia locale, questa si era limitata a consigliargli di fuggire perché i sacrifici umani rientrano nella tradizione di ogni singola regione e non determinano violazione deIle norme dello stato ghanese. Tuttavia, con la fuga il parente del capo sarebbe divenuto un nemico della sua famiglia e dell’intera sua etnia e rischiava lo stesso di essere ucciso anche se ormai, probabilmente, qualcun altro era stato sacrificato in sua vece durante la cerimonia funebre del capo villaggio deceduto.

Convivenza intollerabile

 

Si alla separazione dei coniugi

 

 

L’art. 151 cod. civ. dispone, al comma 1, che la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole, al comma 2, che il giudice, pronunciando la separazione, dichiara, ove ne sussistano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. La norma è stata così novellata dalla legge n. 151/1975. Nella formulazione originaria era previsto che i comportamenti quali adulterio,abbandono, sevizie, eccessi, minacce o ingiurie gravi, fossero punibili con l’istanza di separazione per colpa.

Assegno di mantenimento

 

Signori siate pronti a pagare

 

La moglie ha difficoltà a reperire un’occupazione adeguatamente remunerativa, percependo solo una retribuzione di tre euro l’ora da un “call center”. Il marito è obbligato a corrispondere l’assegno
di mantenimento, anche se in misura ridotta. Di nuovo dalla Cassazione una pronuncia a favore della moglie. Sentenza n. 2275/2012. Già stabilito in primo e secondo grado, l’obbligo del marito a corrispondete l’assegno di mantenimento per moglie e figlio. Il marito promuove ricorso per Cassazione, ma la Corte conferma le pronunce del Tribunale e della Corte di Appello di Roma.