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articoli e pubblicazioni diritto costituzionale

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Interventi per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

10-05-2012 di Studio Legale Law info@studiolegalelaw.net

 

La Legge n. 10/2011 della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia in quanto nuova e latrice di oneri deve individuare sia pure in via presuntiva i mezzi finanziari necessari per la sua attuazione

 

Con la Sentenza n. 115/2012, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 15 della Legge Regione Friuli Venezia Giulia n. 10/2011 della Regione Friuli Venezia Giulia, laddove non individua, sia pure in via preventiva, i mezzi necessari per l’attuazione degli interventi per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dal Presidente del Consiglio il quale ha rilevato che l’art. 15 della legge regionale può determinare «eventuali oneri» a carico del bilancio regionale.

 

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Associazione a delinquere diretta alla contraffazione e all’introduzione in commercio di prodotti con segni falsi

03-05-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net

 

Illegittimità costituzionale della norma che prevede la custodia cautelare in carcere

 

Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Ancona ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 13, primo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, dell’articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui impone l’applicazione o non consente la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con altra diversa misura meno afflittiva per il delitto di  associazione a delinquere realizzato allo scopo di commettere i reati di cui agli artt. 473 e 474 dello stesso codice, ovvero la contraffazione e all’introduzione in commercio di prodotti con segni falsi. Con la Sentenza n. 110/2012, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma.

 

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Lettera da inviare all’assicurazione a seguito di un sinistro stradale

03-05-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net

 

Legittima la norma che impone il tentativo di definire la questione in via stragiudiziale

 

L’art. 145 del decreto legislativo n. 209/2005 (codice delle Assicurazioni private) “Proponibilità dell’azione di risarcimento”, al comma 1 dispone che “Nel caso si applichi la procedura di cui all’articolo 148, l’azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni, ovvero novanta in caso di danno alla persona, decorrenti da quello in cui il danneggiato abbia chiesto all’impresa di assicurazione il risarcimento del danno, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, anche se inviata per conoscenza, avendo osservato le modalità ed i contenuti previsti all’articolo 148. L’art. 148 “Procedura di risarcimento” prevede che “Per i sinistri con soli danni a cose, la richiesta di risarcimento, presentata secondo le modalità indicate nell’articolo 145, deve essere corredata dalla denuncia secondo il modulo di cui all’articolo 143 e recare l’indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno.

 

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Sospensione dell’esecuzione di sentenze tributarie di secondo grado impugnate per cassazione

26-04-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net

 

Il giudice di appello su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno può disporre che l’ esecuzione sia sospesa e che sia prestata congrua cauzione

Nel corso di un procedimento instaurato a seguito dell’istanza proposta da una contribuente per ottenere, in via cautelare, la sospensione dell’esecuzione di tre sentenze tributarie di secondo grado impugnate per cassazione, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, 53, primo comma, 111, primo e secondo comma e in relazione all’art. 10 e 113 della Costituzione, questione di legittimità dell’art. 49, comma 1, del decreto legislativo n. 546/1992. La disposizione denunciata stabilisce che «Alle impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie si applicano le disposizioni del titolo III, capo I, del libro II del codice di procedura civile, escluso l’art. 337 e fatto salvo quanto disposto nel presente decreto».

 

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Pregresse Unità Sanitarie Locali

18-04-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Crediti e debiti non possono gravare sulle Aziende Sanitarie Locali

 

 

Il presidente del Consiglio ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 della Legge Regione Basilicata n. 6/2011. La norma prevede che “Il Direttore Generale dell’ASP (Azienda Sanitaria di Potenza), che ha assunto ai sensi del comma 4, dell’articolo 6 della L.R. 1° luglio 2008, n. 12, il residuo delle gestioni liquidatorie delle disciolte UU.SS.LL. nn. 1, 2 e 3 può utilizzare in anticipazione le disponibilità finanziarie dell’ASP al solo ed esclusivo fine di provvedere ai pagamenti urgenti ed indifferibili. 2. Il Direttore Generale dell’ASM (Azienda Sanitaria di Matera), che ha assunto ai sensi del comma 4, dell’articolo 6 della L.R. 1° luglio 2008, n. 12, il residuo delle gestioni liquidatorie delle disciolte UU.SS.LL. nn. 4 e 5 può utilizzare in anticipazione le disponibilità finanziarie dell’ASM al solo ed esclusivo fine di provvedere ai pagamenti urgenti e indifferibili».

 

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Caso Ruby

12-04-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net

 

La competenza spettava al Tribunale di Milano

 

 

La Camera dei Deputati ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto in seguito alla apertura delle indagini e alla successiva richiesta di giudizio immediato da parte del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano e al decreto di giudizio immediato emesso dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Milano, nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in carica, chiedendo alla Consulta di dichiarare che non spettava al PM avviare e esperire indagini nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in carica, nonché procedere alla richiesta di giudizio immediato, relativamente al contestato delitto di concussione, omettendo di trasmettere gli atti al Collegio per i reati ministeriali, in tal modo precludendo alla competente Camera dei deputati l’esercizio delle proprie attribuzioni costituzionali in materia e in ogni caso senza dare la dovuta comunicazione alla Camera dei deputati;

 

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Interessi anatocistici

05-04-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net

 

La Consulta boccia la norma “salva banche”

 

 

La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 78/2012, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 61, del decreto legge n. 225/2010, così detta norma “salva banche”, ai cui sensi sensi “In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’articolo 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione degli importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”. L’articolo 2935 cod. civ. “Decorrenza della prescrizione” dispone che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Secondo l’interpretazione della norma censurata il diritto poteva essere fatto valere dal giorno dell’annotazione.

 

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La Regione Campania stanzia fondi privi della necessaria copertura finanziaria

28-03-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Illegittimità costituzionale delle norme a riguardo

 

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 5, 6, 7, 8 e 9, e 5, anche in riferimento alla nota informativa di cui all’art. 10, comma 2, allegato G, della legge Regione Campania n. 5/2011, (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2011 e bilancio di previsione per il triennio 2011-2013). I commi 5, 6, 7, 8 e 9 dell’art. 1 sono stati impugnati in relazione all’art. 81, quarto comma, della Costituzione e ai principi generali sul sistema contabile dello Stato ricavabili dall’art. 117, secondo comma, lettera e), e terzo comma, Cost., perché dispongono che la copertura finanziaria delle somme iscritte alle UPB 1.82.277, 1.1.15, 7.28.64, 6.23.57 e 4.15.38 ammontanti ad euro 660.000.000,00, nonché l’iscrizione della somma complessiva di euro 189.000.000,00, risultante da allegato A della legge di bilancio 2011, sia realizzata attraverso l’utilizzazione dell’avanzo di amministrazione dell’esercizio precedente, tutt’ora in pendenza di accertamento per effetto della mancata approvazione del rendiconto 2010.

 

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Sequestro di persona a scopo di estorsione

23-03-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Illegittimità costituzionale dell’art. 630 del codice penale laddove non prevede una circostanza attenuante speciale per i fatti di lieve entità

 

Con la Sentenza n. 68/2012, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 630 del codice penale nella parte in cui la norma non prevede una circostanza attenuante speciale per i fatti di lieve entità. L’articolo in questione “Sequestro di persona a scopo di estorsione” dispone che : 1. Chiunque sequestra una persona allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto come prezzo della liberazione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni; 2. Se dal sequestro deriva la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta. 3. Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell’ergastolo. 4. Al concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà, senza che tale risultato sia conseguenza del prezzo della liberazione, si applicano le pene previste dall’articolo 605. Se tuttavia il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da sei a quindici anni. 5. Nei confronti del concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera, al di fuori del caso previsto dal comma precedente, per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti, la pena dell’ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dodici a venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo a due terzi. 6. Quando susiste una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni Se concorrono diverse circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell’ipotesi prevista dal secondo comma e a quindici anni, nell’ipotesi prevista dal terzo comma. 7. I limiti di pena preveduti nel comma precedente possono essere superati allorché sussistono le circostanze attenuanti di cui al quinto comma del presente articolo.

 

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Opera per la valorizzazione della Sila di terreni di proprietà in comune di Santa Severina Catanzaro

21-03-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Illegittimità costituzionale della norma che ha compreso nella espropriazione particelle di terreno non appartenenti al soggetto espropriato

Con la Sentenza n. 61/2012, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del DPR n. 1230/1951, “Trasferimento in proprietà all’Opera per la valorizzazione della Sila di terreni di proprietà in comune di Santa Severina - Catanzaro” nella parte in cui sono state comprese nella espropriazione particelle di terreno non appartenenti al soggetto espropriato. A sollevare la questione di legittimità è stata la Corte di appello di Catanzaro investita dell’appello da parte dei proprietari delle parti di terreno che incluse, senza titolo, nell’espropriazione. Un acquirente acquisisce il fondo S. Antonio in agro di Santa Severina esteso  6.37,60 ha. Le appellanti cui il fondo è pervenuto per successione legittima hanno convenuto in giudizio davanti al Tribunale di Crotone l’Agenzia regionale sviluppo e servizi in agricoltura (Arssa), deducendo di essere proprietarie del fondo e che, in attuazione della legge sul Trasferimento in proprietà all’Opera per la valorizzazione della Sila di terreni di proprietà in comune di Santa Severina - Catanzaro, la maggior parte di tale fondo, era stata inclusa per errore nel piano di esproprio in danno della Prever Ada fu Giovanni e per l’effetto riportato in Catasto Terreni del Comune di Santa Severina in testa all’ Opera Valorizzazione Sila, pertanto le ricorrenti chiedevano che fosse riconosciuto e dichiarato il loro diritto di proprietà su tale fondo.

 

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Aggiudicazione di lavori o opere pubblici che riguardano l’ammissibilità delle offerte

12-03-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Incostituzionale la norma della legge della Regione Marche che prevede ai fini dell’ammissibilità elementi di valutazione connessi con la tutela della salute e della sicurezza nel cantiere

 

Libero mercato e concorrenza imperant, è così che viene dichiarata incostituzionale una norma della legge regione Marche n. 4/2011, recante “Criteri di premialità connessi alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle procedure di aggiudicazione di lavori o opere pubblici di interesse regionale” , laddove prevede che, nel rispetto del principio di cui all’articolo 83, comma 2, del Decreto Legislativo n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), gli atti posti a base della procedura contrattuale devono prevedere una soglia minima di ammissibilità delle offerte relativamente all’elemento o agli elementi di valutazione connessi con la tutela della salute e della sicurezza nel cantiere e, al comma 5, che la soglia minima di cui al comma 4 non può essere superiore al 20 per cento del punteggio massimo attribuito all’elemento o agli elementi di valutazione di cui si tratta.

 

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Canone di utenza del servizio idrico esagerato

07-03-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Legittimità della norma che prevede che la tariffa del servizio idrico integrato sia determinata tenendo conto anche dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito ?

 

Il giudice di Pace di Anzio, dovendo comporre una controversia insorta tra una utente del servizio idrico integrato che aveva richiesto al gestore di tale servizio, la ripetizione delle somme pagate a titolo di canone di utenza, perché questo era stato fissato in misura esagerata e sproporzionata al valore di mercato del bene fornito, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 154 comma 1 del decreto legislativo n. 152 /2006, recante “Norme in materia ambientale”, con riferimento alla locuzione “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

 

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Regione Sardegna

29-02-2012 di Studio Legale Law info@studiolegalelaw.net
 

Illegittimità Costituzionale di alcune norme della legge finanziaria 2011

 

Il Presidente del Consiglio ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 3 e 7, commi 1, 2 e 3, della legge Regione Sardegna n. 1/2011 (legge Finanziaria 2011). Le norme “incriminate” sarebbero in contrasto con gli artt. 23 e 117, commi primo e secondo, lettera e), della Costituzione e con gli artt. 3 e 10 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), per ciò che concerne l’art. 3 della legge regionale n. 1 del 2011; b) con gli artt. 3, 97 e 117, comma terzo, della Costituzione e con l’art. 3 delle legge costituzionale n. 3 del 1948 per ciò che concerne l’art. 7, commi 1, 2 e 3, della legge regionale n. 1 del 2011.

 

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Regioni interessate da calamità naturali

16-02-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Dalla Consulta no all’incremento dei tributi per le regioni interessate da calamità naturali che vanno a reintegrare le risorse del fondo Nazionale di Protezione Civile

 

Tutta da leggere la Sentenza n. 22/2012, emessa dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 2, comma 2-quater, del decreto legge n. 225/2010,  “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie”, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 26 febbraio 2011, n. 10, nella parte in cui introduce i commi 5-quater e 5-quinquies, primo periodo, nell’art. 5 della legge n. 225/1992 “Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile”, promossi dalle Regioni Liguria, Basilicata, Puglia, Marche, Abruzzo e Toscana.

 

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Sequestro e confisca di beni appartenenti a associazioni di stampo mafioso

15-02-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

In caso di morte del soggetto indagato la confisca può essere proposta disposta nei riguardi dei successori a titolo universale

 

1.- Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, seconda sezione penale ha sollevato, per violazione degli articoli 24, primo e secondo comma, e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’articolo 2-ter, undicesimo comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 “Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere” laddove stabilisce che la confisca può essere proposta, in caso di morte del soggetto nei confronti del quale potrebbe essere disposta, nei riguardi dei successori a titolo universale o particolare, entro il termine di cinque anni dal decesso. Il rimettente censura la disposizione indicata sviluppando le sue argomentazioni su un duplice piano.

 

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Confisca dei beni di appartenenti alla mafia

09-02-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Legittima la confisca dei beni anche nei confronti degli eredi del mafioso deceduto

 

La legge n. 575/1965 “Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere”, all’art. 2 ter, comma 11, dispone che la confisca può essere proposta, in caso di morte del soggetto nei confronti del quale potrebbe essere disposta, nei riguardi dei successori a titolo universale o particolare, entro il termine di cinque anni dal decesso. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha sollevato, per violazione degli articoli 24, primo e secondo comma, e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale della norma citata, trasfusa nell’art. 18, del d.lgs. n. 159/2011 (Codice antimafia). In forza di tale comma, la confisca può essere proposta, in caso di morte del soggetto nei confronti del quale potrebbe essere disposta, nei riguardi dei successori a titolo universale o particolare, entro il termine di cinque anni dal decesso.

 

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Trasferimento dell’attività commerciale

07-02-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net

Illegittima la norma introdotta dalla Regione Sardegna che pone una limitazione temporale alla cessione dell’attività

Con la Sentenza n. 18/2012, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 3 della legge della Regione Sardegna n. 6/2011,  nella parte in cui prevede che la cessione dell’attività non può essere effettuata prima che siano decorsi tre anni dalla data del rilascio del titolo abilitativo all’esercizio dell’attività stessa. La questione di legittimità costituzionale della norma è stata sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri che censura la disposizione in quanto violerebbe gli artt. 41 e 117, commi primo e secondo, lettera e), Cost., in materia di tutela della concorrenza. Innanzi tutto, la norma impugnata si porrebbe in contrasto con il principio secondo il quale le limitazioni al libero esercizio dell’attività di servizi possono essere giustificate esclusivamente per ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di sanità pubblica o di tutela dell’ambiente. Ne deriverebbe la violazione sia dell’art. 3, primo comma, dello Statuto speciale per la Sardegna, «che non conferirebbe alla Regione le potestà legislative concretamente esercitate nel caso di specie», sia dell’art. 117, primo comma, Cost., che obbliga il legislatore regionale al rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

 

:: Diritto costituzionale

Totalizzazione dei periodi contributivi

20-01-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Legittima la norma per cui ogni ente presso cui sono stati versati i contributi è tenuto pro quota al pagamento del trattamento pensionistico secondo le proprie regole di calcolo

 

La Corte di Appello di Torino ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 76 della Costituzione, dell’articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42 “Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi”. Ad avviso della rimettente, la norma censurata, disponendo che per gli enti previdenziali privatizzati, la misura del trattamento pensionistico dovuto a seguito di totalizzazione dei periodi assicurativi è determinata con le regole del sistema di calcolo contributivo, sulla base di parametri dettati dallo stesso art. 4, comma 3, contrasterebbe con l’art. 76 Cost., per violazione del principio direttivo dettato dall’art. 1, comma 2, lettera o), della legge 23 agosto 2004, n. 243, secondo il quale ogni ente presso cui sono stati versati i contributi è tenuto pro quota al pagamento del trattamento pensionistico “secondo le proprie regole di calcolo”.

 

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Conversione delle pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità del condannato

12-01-2012 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

Illegittimo l’incremento del coefficiente di ragguaglio tra le pene pecuniarie e le pene detentive

 

Il Magistrato di sorveglianza di Catania ha sollevato, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 62, della legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, nella parte in cui, nell’aumentare da euro 38 a euro 250 il coefficiente di ragguaglio tra le pene pecuniarie e le pene detentive, ha omesso di operare una identica variazione in aumento dell’importo sulla cui base, ai sensi dell’art. 102, terzo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 “Modifiche al sistema penale”, deve aver luogo la conversione in libertà controllata delle pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità del condannato. Il giudice a quo premette di essere chiamato a pronunciarsi sull’istanza di conversione di una pena pecuniaria di euro 56.622,94, rimasta ineseguita per insolvibilità del condannato. Al riguardo, il rimettente rileva che l’art. 3, comma 62, della legge n. 94 del 2009 ha modificato l’art. 135 del codice penale, stabilendo che, quando si deve eseguire un ragguaglio tra pene pecuniarie e pene detentive, il computo ha luogo calcolando euro 250, o frazione di euro 250, di pena pecuniaria, anziché euro 38, o frazione di euro 38, previsto in precedenza, per un giorno di pena detentiva.

 

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Il solito conflitto Stato Regioni

28-12-2011 di Anna Teresa Paciotti annateresapaciotti@studiolegalelaw.net
 

La Regione non può disciplinare aspetti del trattamento economico dei dipendenti né può dettare norme relative all’espletamento delle gare a evidenza pubblica

 

Decentramento si, federalismo fiscale anche, ma entro certi limiti. Ci sono materie che sono di competenza esclusiva dello Stato. Così la consulta, con la Sentenza n. 339/2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune norme contenute nella Legge Regione Lombardia n. 19/2010. Le norme in questione sono gli artt. 3, comma 2 e 14, commi 3, 7, 8, 9 e 10 della legge citata. L’articolo 3 della legge, al comma 2 dispone che le economie risultanti dalla riduzione dell’organico complessivo della dirigenza regionale possono essere destinate alla valorizzazione delle posizioni organizzative, in aggiunta alle risorse annualmente stanziate ai sensi dell’articolo 31 del Ccnl del personale del comparto Regioni -autonomie locali del 22 gennaio 2004. L’art. 14 della legge, concernente disposizioni in materia di grandi derivazioni a uso idroelettrico, inserisce l’art. 53-bis, il cui comma 3 dispone che “La Regione, in assenza e nelle more dell’individuazione dei requisiti organizzativi e finanziari minimi e dei parametri di aumento dell’energia prodotta e della potenza installata concernenti le procedure di gara,  provvede a determinare i suddetti requisiti e parametri entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente articolo”.

 

News - 15 / 05 / 2012

Il medico fa un certificato di proroga della prognosi sulla base di una telefonata della paziente

 

Si configura il reato di falso in atto pubblico

 

Un medico visita una paziente, poi, a distanza di quattro giorni dalla visita, la paziente con una telefonata chiede al medico di prorogare la prognosi e il medico acconsente senza peraltro procedere a nuova visita. Il medico viene accusato del reato previsto dall’art. 480 cod. pen. “Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative” e la paziente del reato di cui all’art. 489 cod. pen “Uso di atto falso”. La Corte di Appello di Milano ribalta la pronuncia di primo grado, che aveva assolto entrambi gli imputati rispettivamente per difetto dell’elemento soggettivo e per insufficienza della prova di colpevolezza. Entrambi gli imputati hanno promosso ricorso per Cassazione, ma, con la Sentenza n. 18687/2012, la Corte ha rigettato ambedue i ricorsi.

Dimesso dal reparto di psichiatria dell’ospedale torna a casa e uccide la madre

 

Nessuna responsabilità dei sanitari

 

Due medici sono imputati di concorso in omissione in atti del proprio ufficio, per avere, l’uno, quale dirigente di servizio di diagnosi e cura e, l’altro, quale dirigente medico di un ospedale, indebitamente rifiutato un atto del proprio ufficio consistito nell’avere omesso di procrastinare il ricovero di un paziente, nonostante le sollecitazioni dei genitori, i quali avevano a segnalare la pericolosità del figlio, che già in una occasione aveva aggredito la madre. L’evento di pericolo poi si verica con l’omicidio della madre commesso dal figlio dopo le dimissioni dall’ospedale. I

Reato di bancarotta

 

E’ bancarotta documentale semplice se la tenuta delle scritture contabili è stata affidata a un professionista inadempiente

La mancata tenuta delle scritture contabili o la loro tenuta irregolare, ove non sia provato il dolo richiesto dall’articolo 216 della legge fallimentare, non può che configurare la più lieve fattispecie di cui all’articolo 217, ovvero bancarotta semplice. In particolare, l’affidamento a soggetti estranei all’amministrazione dell’azienda della tenuta delle scritture e dei libri contabili, laddove appunto non sia dimostrato il dolo “qualificato” di cui all’art. 216, che non può essere presunto, non può che rilevare a titolo di colpa, sotto il profilo o della scelta inadeguata del professionista incaricato, o del mancato controllo. Così la Cassazione con la Sentenza n. 18697/2012.

Sanzione dell’avvertimento nei confronti di due avvocati

 

Hanno usato espressioni sconvenienti nei confronti di una collega

 

Innanzi al Tribunale di Padova si svolge un giudizio, instaurato da una avvocato, per la modifica delle condizioni di separazione personale nei confronti dalla moglie. I due avvocati difensori della moglie si lasciano andare all’uso di un’espressione “infelice” nei confronti di una collega, non parte in causa nel giudizio, definendola “amante” dell’avvocato ricorrente. Per tale motivo, ai due avvocati viene inflitta, dal Consiglio dell’Ordine, la sanzione dell’avvertimento, per violazione dei doveri di lealtà e correttezza nonché di quello relativo al divieto di espressioni sconvenienti e offensive contro un collega. La sanzione è confermata dal Consiglio Nazionale Forense.

Licenziamento per crisi aziendale

 

A carico del lavoratore la prova del repèchage

 

Nella giurisprudenza di legittimità è consolidato il principio secondo il quale in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo determinato da ragioni tecniche, organizzative e produttive, compete al giudice, che non può, invece, sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., il controllo in ordine all’effettiva sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro, in ordine al quale il datore di lavoro ha l’onere di provare, anche mediante elementi presuntivi e indiziari, l’impossibilità di una diversa utilizzazione del lavoratore in mansioni diverse da quelle precedentemente svolte, tale prova, tuttavia, non deve essere intesa in modo rigido, dovendosi esigere dallo stesso lavoratore che impugni il licenziamento una collaborazione nell’accertamento di un possibile “repèchage”, mediante l’allegazione dell’esistenza di altri posti di lavoro nei quali egli poteva essere utilmente ricollocato e conseguendo a tale allegazione l’onere del datore di lavoro di provare la non utilizzabilità nei posti predetti.

Risarcimento del danno da incidente stradale

 

Termini di prescrizione

 

Nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge quale reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche se per mancata presentazione della querela, l’eventuale, più lunga prescrizione prevista per il reato, si applica anche all’azione di risarcimento, a condizione che il giudice civile accerti, incidenter tantum, e con gli strumenti probatori e i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto - reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi e oggettivi e la prescrizione stessa decorre dalla data del fatto, stante che la chiara lettera dell’art. 2947, c. 3, c.c., a tenore della quale se il fatto è considerato dalla legge come reato, e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile, ciò non consente la diversa interpretazione, secondo cui tale maggiore termine sia da porre in relazione con la procedibilità del reato.

Responsabilità medica

 

Nessuna responsabilità se la paziente non ha osservato le prescrizioni mediche non assumendo i medicinali

 

I congiunti di una donna deceduta convenivano in giudizio, innanzi al Tribunale di Milano una Azienda sanitaria per sentirla dichiarare responsabile, a titolo contrattuale o extracontrattuale, per il decesso della congiunta avvenuto dopo due visite domiciliari della guardia medica, nelle persone di due dottori che, ad avviso dei ricorrenti, avevano sottovalutato le gravi condizioni della paziente, senza provvedere al ricovero ospedaliero. La paziente decedeva il giorno successivo alla seconda visita per complicazioni respiratorie da infezione polmonare.